"A casa non s'arriva mai, ma dove confluiscono vie amiche, il mondo per un istante sembra casa nostra" (H.Hesse)

lunedì 8 gennaio 2018

La "sorpresa" di Capodanno

Quella di capodanno doveva essere una sorpresa.
Pianificata dall’amato bene già da metà settembre, con annesse difficoltà per trovare posto, nonostante il fantozziano anticipo e parzialmente svelata da una busta gialla, contenente prenotazioni e appunti, ovviamente sigillata e interdetta.
A me.
Che fremo davanti a un ovetto Kinder e mi sento esplodere nei secondi che precedono lo scartamento di un regalo.
Che ho ricevuto di queste sorprese altre volte, è vero.
Ma ignorandone l’esistenza fino al momento in cui ero anche autorizzata ad aprire la busta.
Stavolta invece l’amato bene la busta – con sigillo di ceralacca - me l’ha sventolata sotto il naso.
Tre mesi prima, roba da rosolarsi, macerarsi, disintegrarsi nella curiosità.
Scatenando così crisi di ansia prima, con timidi indizi centellinati nel numero di uno -  e non più di uno- a settimana e vagliati con rigidità tale che un crucco al confronto è un tipo elastico; e di frustrazione poi, quando nel novero degli indizi non mi raccapezzavo più, scordandomi puntualmente quello che mi aveva rivelato la settimana precedente.
Di certo non avrei potuto fare l’investigatore, ma il martello pneumatico sì. E l’ho talmente sfiancato da costringerlo a rivelarmi la sorpresa così, di botto, dopo l’ennesimo sclero per sospetto di indizio fasullo.
A lui.
Che è la lealtà fatta persona e pure un gioco è questione di vita o di morte.
Ma sapevo dove e come colpire.
Insomma, a fine ottobre, quando ero già sul punto di liquefarmi, ho appreso che la nostra fuga di capodanno sarebbe stata così composta:
-      Una notte nel borgo di Civita di Bagnoregio in cui eravamo stati di passaggio e mi ero fatta scappare (così, del tutto involontariamente..) quanto sarebbe stato bello poterci dormire dentro.
-      Una notte ad Assisi, città in cui torniamo con cadenza quasi annuale senza però esserci mai fermati a dormire se non nelle zone limitrofe o in b&b appena fuori le mura.
Embè, non sarebbe stata più bella la sorpresa?
Forse sì, ma ne andava della mia (e pure sua) salute mentale.
Ed è così che il 31 dicembre siamo partiti di buon ora facendo (a parte colazione nel nostro bar preferito), una prima sosta a Bolsena, città in cui ero convinta di essere stata ma che invece non conoscevo proprio.
Molto carina, con il suo bel lungolago,

 l’ accogliente centro storico,


 il Castello cui si arriva dopo una panoramica strada in salita,

 le sue teste bronzee disseminate un po’ ovunque

 e le sue tante…biciclette!


Arrovellandomi nell’indecisione su quale prodotto tipico riportare a casa,


 ci siamo imbattuti in un’esposizione

 pubblicizzata da un cartello che non poteva lasciare indifferenti.

E la scelta è venuta con sé.

Il borgo di Civita di Bagnoregio,

 all’ora di pranzo ci accoglie invece con la sua solita folla di gente, perlopiù giapponesi. Fila al botteghino dei biglietti (il costo di accesso al borgo è di 3€ dal lunedì al venerdì e di 5€ il sabato e la domenica; gratis per chi alloggia al suo interno, come anche il parcheggio), fila sul ponte che lo collega attraverso la suggestiva valle dei Calanchi, 

fila chilometrica davanti alla manciata di ristoranti disseminati lungo il suo pur ristretto perimetro.
Riusciamo tuttavia ad assicurarci due posti all’aperto (per nostra fortuna non siamo affatto freddolosi e anzi soffriamo i luoghi affollati e surriscaldati), sotto la grotta di accesso a un ristorante gremito 

per gustarci rispettivamente una corroborante zuppa di cereali e legumi e degli ottimi tagliolini con spinaci e tartufo.

 Il nostro alloggio si trova proprio sulla piazza centrale del borgo

 e la finestra della camera affaccia direttamente sulla chiesa.

 Il costo è tutt’altro che economico (120€ per una notte), gli arredi di design stupiscono ma lasciano anche un po’ perplessi, specialmente i pesantissimi travi lasciati penzolare sulla parte sinistra del letto, direttamente sopra la testa di chi ci dormirà.

Per non sbagliare, decidiamo di invertire lenzuola e cuscini dormendo da piedi, che il lampo di genio è anche apprezzabile, ma non si sa mai…
Non apprezziamo invece il modo purtroppo sempre più diffuso di gestire un B&B “a distanza”. Cioè quello per cui all’arrivo non si trova nessuno e dopo aver chiamato si riceve in risposta l’indicazione di fare riferimento a una persona che lavora in un negozio poco distante (gentilissima peraltro) per avere chiavi e informazioni. Referenti: non pervenuti. Per il saldo si torna nuovamente in negozio dalla medesima signora.
Superata la polemica per questo atteggiamento molto discutibile, ridiscendiamo sul ponte 

per poi risalire verso il centro storico di Bagnoregio, percorrendolo a piedi e ammirando presepi di ogni tipo. 


Ma è l’ultimo giorno dell’anno e tutti sono indaffarati negli ultimi preparativi.
Torniamo in camera per riposarci un po’ e cambiarci prima di scendere per la seconda volta verso Bagnoregio, dal momento che tutti i locali nel borgo di Civita questa sera resteranno chiusi.
L’amato bene però ha prenotato un ristorante (Romantica Pucci) per fortuna anche quello con netto anticipo.
Decidiamo di arrivarci a piedi, ammirando estasiati l’ultima luna piena dell’anno, che fa risplendere di ulteriore meraviglia quel piccolo gioiello arroccato.

La serata trascorre tra innumerevoli portate,

 in un clima semplice, dall’aria familiare ma estremamente curata.


Lontano da musica a tutto volume, folla e schiamazzi.
A scorrere poi sono soprattutto fiumi di alcol, tra brindisi ripetuti che si concludono, a notte inoltrata, con un dolce messaggio e l’immancabile cotechino e lenticchie beneaugurante per l’anno nuovo.
Salutiamo commossi e grati per la bellissima serata e ce ne torniamo verso il borgo trovandolo immerso nella nebbia e nel silenzio più ovattato.

 Cominciamo l’anno nuovo così: passeggiando per le sue vie silenziose e ammantate di una bellezza ancora più stupefacente.


Il mattino dopo la nebbia si è trasformata in pioggia, ed è così che ci congediamo da tanta bellezza senza nemmeno troppo rammarico, non prima però di aver consumato la nostra colazione, senza infamia né lode, presso il bar cui si appoggia il b&b, non disponendo di una sala apposita…

La pioggia ci segue fino ad Assisi, che però amiamo talmente da non restarne minimamente turbati.
Tra l’altro il nostro primo incontro è con Andrea, che ci consegna le chiavi della sua splendida casetta (Casa Maria), dotata di ogni comfort, anche quello più impensabile come la playstation con ricco catalogo di giochi o un distributore di confetti e nocciole del Piemonte. 

Lui è gentilissimo e affabile, il prezzo della sistemazione (70€) decisamente inferiore rispetto alla sera precedente e l’accoglienza (fatta anche di innumerevoli cibarie, bevande e frutta fresca lasciate a disposizione) senza precedenti.

Prendiamo i due ombrelli, anche quelli messi a disposizione da Andrea e percorriamo, con assoluta calma, tutta la via che porta fino alla Basilica di San Francesco, fermandoci ogni tanto in qualche negozietto di souvenir e soprattutto di prodotti tipici.



Pranzo e cena li saltiamo allegramente, ebbri come siamo ancora, di tutte le libagioni della notte precedente.
Una rigenerante dormita ci traghetta direttamente al mattino dopo e al suo risveglio fra i tetti e le pietre di questa città meravigliosa.

Il tempo è ancora uggioso ma per fortuna ha smesso di piovere e questo ci permetterà di visitare l’Eremo delle Carceri, luogo in cui San Francesco e i suoi seguaci si ritiravano in preghiera e meditazione, situato sul Monte Subasio.





Ce ne congediamo a fatica per rimetterci in macchina e raggiungere la Chiesa di San Damiano, sulla strada per Santa Maria degli Angeli,

 che però rimane aperta soltanto per un paio d’ore la mattina e noi purtroppo la troviamo chiusa.


Facciamo ugualmente una piccola sosta, prima di intraprendere il viaggio di ritorno, comprensivo però di una piccola sosta a Spoleto per ammirare il presepe subacqueo nelle antiche fonti di via Posterna 


e soprattutto gustarci un pranzo umbro. Il primo di questo nuovo anno.





Qualche suggerimento:

-    -   Trattoria Bruschetteria La cantina di Arianna, via Madonna della Maestà, 21, Civita di Bagnoregio

-   -   Ristorante Romantica Pucci, Bagnoregio

-     -  Casa vacanze Casa Maria, Assisi



domenica 31 dicembre 2017

Auguri

Che sia grandioso, sontuoso, un po’ sovversivo.
Pieno di viaggi sorprendenti, emozioni travolgenti, ricette appaganti.


Auguri a tutti!

lunedì 11 dicembre 2017

Addobbi…e qualche dubbio - Tartine di ricotta e salmone


Dopo lo sgarrupato Natale dello scorso anno quando, fra calcinacci, accampamenti di fortuna e rivoluzionamento totale di casa e di vita non abbiamo potuto tirare fuori nemmeno una stella filante dal ricco armamentario riposto in soffitta, quest’anno l’addobbo è avvenuto addirittura con una settimana di anticipo rispetto ai tempi canonici che cadrebbero l’8 dicembre come tradizione comanda.
Particolari ancora da finire di riverniciare, mobilio ancora mezzo bianco mezzo nero, ma appunto sono solo dettagli...

È che non potevamo più resistere e con questa frenesia nell’animo abbiamo tirato giù gli scatoloni dalla soffitta e dato via ai lavori, previo viaggio all’Ikea per comprare l’albero (che poi riporteremo indietro ai primi di gennaio affinché possa essere ripiantato).

Ecco, l’albero innanzitutto: colorato e variegato come da brava nostalgica. Senza filo conduttore né tematiche chic, né colori alla moda, ma solo ricordi e tutto quel che c’è: le palline comprate il primo anno di matrimonio, quelle trafugate dal corredo di mamma e papà con cimeli di quarant’anni fa, le formine riportate da un fiabesco negozio di Boston, un assaggio di Natale moscovita con decorazioni di legno, dono di amici russi e poi farfalle, uccellini, biglietti d’auguri, pattini, omini di pan di zenzero, calzette della befana, guanti, angioletti, stalattiti (o stalagmiti?) rosse e dorate e cianfrusaglie a profusione.
Poi giusto quella quintalata abbondante di decorazioni varie

 buttate in giro per casa 

come coriandoli

 senza lasciare libero nemmeno per sbaglio una maniglia,

un pomello, 

una mensola,

 un interruttore,


 un angolo qualsiasi di casa,




Ivi compresi bagno







e cucina



Che fosse per me ne metterei anche di più, a differenza dell'amato bene che invece, chissà perché, litiga con ognuna di queste ogni volta che deve aprire un’antina, uno sportello, una porta, prendere un libro, salire o scendere le scale...


Centrini rossi a seguire, 

capitanati dalla tovaglia capolavoro di mamma all’uncinetto.
Personaggi chiave pronti al loro posto,
ricacciati fuori dagli scatoloni








o semplicemente vestiti a festa pure loro






Gli immancabili e amatissimi (perchè regalo di una persona speciale)fiocchi di neve alle finestre

Pigne raccolte in anni passati

Vestiti famosi stesi ad asciugare






Candele sparse sul camino (da accendere, tutte, ogni sera, mica solo per bellezza

Più casette dotate di luce elettrica




Un trenino che sfreccia

e una biografia importante

Catene di angioletti dispettosi
e bambini che giocano sereni


E infine c'è lui, il presepe,

 finalmente largo, spazioso, libero di esprimersi (pur se sopra di lui incombono panettoni, pandori e tombole varie...).
Prima era dentro al camino, ora è nell’ampio spazio del sottoscala. Direttamente poggiato a terra, con galletti e tacchini che razzolano sulle mattonelle fino al mobile del televisore.
Con quel cielo blu stellato di lucine intermittenti che tanto lo fanno assomigliare a un night club, se il paragone non apparisse azzardato e al limite della blasfemia. È che dentro al camino le medesime davano un’aria più raccolta e quasi mistica. Ora, lasciate anche loro libere di esprimersi ed arrampicarsi sugli scalini, abbagliano e travolgono come i fari di una discoteca. 

Ma essendo stata una mia personale scelta, mi guardo bene dal confessare qualsivoglia perplessità all’amato bene che ho faticosamente convinto a ricomprare (e rimontare) le suddette lucine dopo che, appena messe (forse un segno dall’alto?) si erano fulminate.
Qualche incertezza nell’allestirlo, con San Giuseppe sistemato in compagnia di due dei Re Magi e il terzo nella capanna accanto alla culla del bambinello (e me so’ sbajato. So’ tutte uguali ste statuine).
E un cruccio a renderlo incompiuto: l’oasi scarna e priva di vegetazione in cui ancora stazionerebbero i Re Magi (quelli giusti) prima di mettersi in viaggio.

Da un sopralluogo presso tutti i rivenditori di articoli per presepi di Roma e provincia, senza trascurare negozi di cinesi, Maury’s e Acqua&Sapone (che non si sa mai) ho potuto constatare l’assenza totale di palme di qualsiasi forma e colore da poter collocare a corredo.
In giro si trovano solo abeti: verdi, innevati, grandi, piccoli, medi, singoli, a coppia…ma di palme nemmeno l’ombra.
E niente, l'unica soluzione, per loro è sbrigarsi a mettersi in viaggio e raggiungere il tappeto di muschio su cui sorge tutto il resto.

@@@@@@@@@@@@@@

Un vecchio classico, ma declinabile in infiniti modi. Una ricetta un po’ anni 80, quasi banalotta, ma che piacere riscoprire un aperitivo facile, veloce e sempre molto apprezzato da tutti. Il pane di segale dà un tocco in più. La ricotta di pecora, con il salmone sta d’incanto.

Ingredienti (per 8 persone)
5 fette di pane di segale
150 gr di ricotta di pecora
150 gr di salmone affumicato
2 cucchiai di erba cipollina (va bene anche secca, in barattolo)
Peperoncino
Olio extravergine d’oliva
Sale
Olive farcite per decorare

Procedimento
Preriscaldare il forno a 180°, tagliare le fette di pane in tre parti e disporle su una teglia ricoperta di carta forno.
Farle tostare leggermente per circa 5-6 minuti rigirandole una volta, quindi estrarle dal forno e lasciarle raffreddare.
Nel frattempo condire la ricotta con l’erba cipollina, un filo d’olio, una parvenza appena di sale e un po’ di peperoncino. Lavorarla con la forchetta per amalgamare tutti gli ingredienti, quindi spalmarla generosamente sulle fettine di pane. Disporre su ognuna dei ritagli di salmone e decorare con rondelle di olive o con ciò che suggerisce la fantasia.


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